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Cibo e Amore…

settembre 8, 2010

Non siamo in grado di immaginare le primissime sensazioni dell’uomo, quando apparve nel creato. Per cui, possiamo solo immaginare quelle condizioni che si avvicinano, in un certo qual modo, alle nostre attuali condizioni. Gli stimoli gastrici del primo esquimese, non possiamo immaginarceli, purtroppo. Alcune teorie psicoanalitiche – Wilfried Bion – associano l’amore, al richiamo di acidi dell’apparato gastroduodenale. Essi, causando fame, provocherebbero nel cervello la paura di morire, che produrrebbe a livello dinamico, l’immagine d’amore a cui chiedere di non essere uccisi, ossia di essere salvati, quindi di darci il cibo che sentiamo indispensabile per non morire. Ci domandiamo, quindi, a chi chiedeva, Dio medesimo, di non essere ucciso, quando, per fame, creò il mondo. Scherzi a parte, non esiste una teoria razionale che possa dare ragione interamente dell’essere umano nel suo rapportarsi alla realtà, e quindi anche all’amore e all’amore in relazione al cibo. Esistono tanti e variegatissimi “frames” concettuali che possono suggerirci quando il cibo passa, da rapporto con la natura, a rapporto con l’umano. Il piacere di trovare dei lamponi durante una passeggiata in montagna è indipendente dal fatto che siamo in compagnia di Monica Bellucci o no. E Monica Bellucci, ci piace anche quando siamo sazi. Non solo. Se proprio proprio vogliamo essere sinceri, non possiamo credere che i bambini mangino perchè devono crescere, poiché anche i vecchi, mangiano, e anche molto più volentieri – infatti ai bambini piccolissimi, quando mangiano, si dice “bravo”, proprio perchè, nelle loro corde emotive, mangiare è solo un urgenza, non una necessità. Tuttavia, come si diceva in questi post, la differenza che si presume passi tra gli animali e l’uomo, è quella di chiamare il nutrimento “cibo”, cioè “senso”. L’uomo, nei millenni, ha trovato quindi pressochè infinite combinazioni relative agli alimenti, al loro sapore, gusto, sapore, profumo, facendo risultare l’atto del cibarsi, un atto sempre più intelligente, più raffinato, più complicato di quanto non lo fosse in origine, poiché non è possibile che Dio, insieme all’uomo, abbia creato anche le ricette di cucina.

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